ACQUA PUBBLICA GENOVA

Report di Alessio

La conferenza dell’AATO genovese si è riunita il 18 ottobre per deliberare sull’applicazione del secondo quesito a valle del nostro atto di significazione e diffida e l’esito è stato assolutamente negativo. L’assemblea ha sì accettato in maniera formale di udire il nostro parere di comitato acqua (il che non era mai capitato nelle precedenti assemblee d’AATO genovese) ma lo ha poi disatteso completamente.

Dal lato nostro abbiamo fatto presente l’obbligo di applicazione immediata dei risultati referendari citando la parte finale della sentenza 26/2011 (che dispone appunto l’immediata applicabilità) e il fatto che l’autorità d’ambito sia un organo autonomo dotato di personalità giuridica che non è quindi obbligato ad aspettare una decisione del ministero per applicare il referendum. Per forzare un po’ la mano abbiamo anche detto loro che all’AATO di Forlì stavano dibattendo in quelle ore sugli stessi argomenti quindi non è vero che nessun AATO si sta preoccupando del problema…anzi per quello che ne sapevamo potevano già avere preso in quel mentre una decisione affermativa. Abbiamo poi fatto presente le diffide a loro carico per l’affidamento (illegittimo) a IREN acqua e gas s.p.a. e per la mancata applicazione del secondo quesito e ricordato loro che gli ammortamenti degli investimenti non sono pregiudicati dalla mancata remunerazione del capitale perché sono voce a parte in tariffa.

Perfigli (assessore all’ambiente provincia Genova), che presideva l’assemblea, e Baggiani (presidente dell’associazione nazionale enti d’ambito) hanno invece fin da subito esposto l’intenzione di attendere il parere del ministero e dell’ANVIRI: Baggiani ha anche indicato come pretesto l’articolo 170 comma l della 152/2006 (un’osservazione che meriterebbe attenzione da parte dei nostri giuristi). Molti sindaci e lo stesso Perfigli hanno paventato la possibilità di ritorsioni legali del gestore “che in mano ha un contratto” e hanno espresso la viva preoccupazione per il gestore “che allora non rientrerà negli investimenti” (ma l’AATO fa gli interessi del gestore o dei cittadini?). Ci hanno anche contestato il fatto che l’AATO abbia personalità giuridica (il che a quanto ci risulta è invece nell’art.148 della 152/2006)

A queste osservazioni, corredate dal solito “io sono per l’acqua pubblica ma…” oppure “anche io ho votato ma poi…” e dalla litania dei soldi per gli investimenti non abbiamo avuto modo di replicare poiché astutamente ci hanno fatto parlare solo una volta prima del dibattito (nonostante le nostre richieste per un intervento in chiusura dibattito, motivato proprio da queste ragioni).

Il risultato è stata una mozione risibile (allegata) in cui l’AATO si “impegna” a “rivedere le tariffe nel 2012″ (senza nemmeno specificare che ne sarà della remunerazione del capitale) e a chiedere al gestore che istituisca un fondo in cui venga accantonata la quota di remunerazione del capitale (senza nemmeno specificare se e quando questa quota andrà eventualmente restituita). La mozione purtroppo è stata approvata alla quasi unanimità (a parte tre astenuti tra cui il sindaco di Lavagna). Il sindaco di Chiavari ha detto che “votava a favore perché tanto è una mozione talmente inutile e priva di significato che non ci sono neanche gli elementi per non essere d’accordo”.

Non è stata neanche minimamente acccolta la mozione del sindaco di Lavagna (frutto di una precedente assemblea di sindaci del Tigullio e anch’essa allegata) che ipotizzava la resitutizione postuma del 7% a partire dalla data di promulgazione dei risultati del referendum, si esprimeva contro l’ATO unico regionale e chiedeva i 50 litri d’acqua giornalieri gratuiti.

In definitiva le nostre aspettative sono state completamente disattese e abbiamo constatato, dai molti interventi, che i sindaci della provincia di Genova sono molto più preoccupati di far male al gestore che di rispettare referendum e volontà popolare.

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