ACQUA PUBBLICA GENOVA

Daniela segnala il seguente articolo: http://www.diocesipistoia.it/news.asp?id_news=474&lingua=ITA

Ecco il testo:

CONVEGNO GREENACCORD “DAMMI DA BERE”. MESSAGGIO DAL VATICANO: “L’ACQUA NON E’ UNA MERCE”
Il saluto del segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, mons. Mario Toso

Tre miliardi di anni fa, nell’acqua apparvero le prime forme di vita, semplici forme di vita unicellulare dalle quali si è sviluppata la vita nelle sue forme più complesse, fino alla straordinaria biodiversità che oggi anima la Terra.
L’acqua è la linfa vitale del pianeta, che trasporta nutrienti all’interno degli organismi viventi e ne raccoglie le scorie del metabolismo. Lo stesso fa nel ciclo degli elementi essenziali che sottendono alla vita degli ecosistemi. L’acqua degli oceani è inoltre un fondamentale strumento di regolazione termica per il clima planetario. Possiamo ben dire quindi che l’acqua è la base della vita biologica.
Ma la sua importanza è tale anche nella vita spirituale.
Tutte le religioni usano l’acqua per riti di purificazione. I cristiani e gli ebrei battezzano e benedicono con l’acqua. Gli indù affidano alle acque del Ghange le ceneri dei loro defunti. Per tutte le religioni l’acqua ha un alto valore simbolico.

Ma l’acqua ha anche un alto valore economico come merce utilizzata non solo per bere, ma anche per attività agricole e industriali. Circa il 70% degli usi mondiali dell’acqua vanno in agricoltura, il 20 % in attività industriali e solo il 10% per usi domestici. Mentre i primi due utilizzi producono un valore aggiunto e quindi generano una corrispondente disponibilità a pagare, l’uso domestico non genera valore aggiunto, tuttavia rappresenta l’uso più prezioso perché riguarda più direttamente la sopravvivenza e la salute umana.

Ciò introduce un serio problema di indirizzo etico, soprattutto per il fatto che sempre più frequentemente si registrano nel mondo situazioni di crisi idriche, quantitative o qualitative, le prime aggravate dai cambiamenti climatici, le seconde aggravate da una industrializzazione incontrollata nei paesi poveri, spinta dal processo di globalizzazione dei mercati.

Già oggi fra il 15 e il 35% dei prelievi per irrigazione supera la velocità di ricarica delle falde e quindi è insostenibile e molti paesi poveri non riescono a garantire alle loro popolazioni la fornitura minima indispensabile di acqua. Oggi, circa 2,5 miliardi di persone nel mondo, circa la metà della popolazione del mondo in via di sviluppo, vivono in condizioni sanitarie precarie. Di conseguenza, ogni anno, circa 1,8 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni muoiono per malattie diarroiche (quali colera, tifo e dissenteria) attribuibili all’assenza di acqua potabile e di servizi sanitari di base. Molte altre malattie sono direttamente imputabili a un’inadeguata erogazione di acqua dolce per bere e per l’igiene di base (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, The Greening of Water Law: Managing Freshwater Resources for People and the Environment, New York, 2010).

Un miliardo di persone non ha accesso ad acque potabili sicure. A causa dei cambiamenti climatici a tale numero si potrebbero aggiungere entro il 2050 altri 2 miliardi e 800 milioni di persone con scarsità di acqua. Secondo le previsioni dal 5 al 25% degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e circa la metà della popolazione mondiale entro il 2025 fronteggerà una scarsità di acqua.

Può l’acqua obbedire solo alle ragioni del mercato? Certamente no. Ne abbiamo avuto prova anche in Italia durante la grande ondata di caldo dell’estate del 2003, quando ci fu un vero e proprio conflitto fra l’industria termoelettrica e gli agricoltori per l’utilizzo delle acque del Po in magra.
I poveri spesso soffrono, non tanto per la scarsità d’acqua in sé, ma per l’impossibilità economica di accedervi, come osservato nel Rapporto del 2006 del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), intitolato Beyond scarcity: Power, poverty and the global water crisis.
Secondo un’impostazione di stampo neoliberista, l’acqua sarebbe un bene economico come altri, il cui valore di scambio o prezzo dovrebbe essere fissato secondo le comuni regole della domanda e dell’offerta, e in definitiva secondo la logica del profitto. Questo concetto si fonda sulla teoria secondo cui il costo di tutto ciò che si usa deve essere a carico del consumatore, di colui che trae utilità dall’uso. Secondo questa visione delle cose, persino i più poveri dovrebbero “pagare” per l’accesso ai cinquanta litri di acqua potabile considerati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la quantità giornaliera minima indispensabile per la sussistenza.

Secondo un’impostazione che potremmo definire neoliberista la scelta ideale sarebbe quella di privatizzare i servizi idrici, e di assoggettarli alle regole del mercato.

A tale proposito risultano però illuminanti le parole di Benedetto XVI: “Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni” (Benedetto XVI, Caritas in veritate [=CIV], n. 27).

L’acqua non può essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico. Nelle capitali di paesi come la Colombia, le Filippine, il Ghana, che non sono dotate di una adeguata rete idrica pubblica, e l’acqua viene fornita da privati con autobotti, il costo dell’acqua è da tre a sei volte superiore a quello di città come New York e Londra. Si giunge al paradosso che i poveri pagano molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto universale: l’accesso ad acque potabili.

“L’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata – si legge nel Compendio, che ha preceduto la promulgazione della Caritas in veritate – come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato… Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile” (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004, n. 485).

Drammatico ed a volte perfino violento è il conflitto quando diverse popolazioni confidano per la loro stessa esistenza sull’utilizzo delle stesse risorse idriche. Si pensi al caso del Nilo, in cui i paesi a monte non possono ignorare le necessità di quelli a valle, moderando la captazioni, le derivazioni ed evitando l’inquinamento. Secondo molte analisi strategiche in futuro, dopo le guerre per il petrolio che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, assisteremo a nuove guerre per l’acqua.

Negli ultimi anni, si assiste ad un tentativo della comunità internazionale di instaurare un clima di cooperazione tra gli Stati nella gestione delle risorse idriche. Pur essendo utile, la sola cooperazione in un ambito nel quale è in gioco il bene comune del genere umano, in sé non è sufficiente. Anzitutto, sembra mancare l’affermazione preliminare dell’esistenza di un diritto fondamentale ed inalienabile all’acqua. In secondo luogo, anche qualora si affermasse un tale diritto, a livello internazionale sembra lontana l’esistenza di una Autorità politica che sappia mediare gli interessi in gioco e far rispettare il diritto nell’orizzonte del bene comune di tutti i Popoli e le persone.

Per concludere vorrei fermarmi a sottolineare come il diritto all’accesso ad acque pulite sia la base per il rispetto di diversi altri diritti fondamentali:
1. il diritto a godere di uno standard di salute migliore possibile, elemento essenziale soprattutto per ridurre la mortalità infantile;
2. il diritto ad una alimentazione sufficiente e sana, che molto dipende dalla disponibilità di acqua pulita per l’irrigazione;
3. il diritto ad una vita dignitosa, in quanto senza l’accesso all’acqua la vita stessa ed il benessere in generale sono minacciati.

In definitiva, il problema dell’acqua è oggi centrale per il futuro dell’umanità.
L’impegno per l’acqua è un impegno per lo sviluppo integrale dell’umanità, per la vita di essa, per la pace.
La posizione della Chiesa Cattolica sul problema dell’acqua è stata espressa, sia pure in maniera sintetica, con chiarezza nel già citato Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, dove si può leggere: “Il principio della destinazione universale dei beni si applica naturalmente anche all’acqua, considerata nelle Sacre Scritture come simbolo di purificazione e di vita: “In questo dono di Dio, l’acqua è elemento vitale, imprescindibile per la sopravvivenza e, pertanto un diritto di tutti”.

L’utilizzazione dell’acqua e dei servizi connessi deve essere orientata al soddisfacimento del bisogno di tutti e soprattutto delle persone che vivono in povertà. Un limitato accesso all’acqua potabile incide sul benessere di un numero enorme di persone ed è spesso causa di malattie, sofferenze, conflitti, povertà e addirittura di morte: per essere adeguatamente risolta, tale questione “deve essere inquadrata in modo da stabilire criteri morali basati proprio sul valore della vita e sul rispetto dei diritti e della dignità di tutti gli esseri umani” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 484).”

Quanto detto ci sollecita, allora, a riflettere muovendo dall’idea che l’acqua non è una mera merce tra le altre. È – come l’aria e la terra – un dono del Creatore appartenente a tutti (cf CIV n. 51) e, quindi, un «bene comune». Ad esso corrisponde un diritto fondamentale, individuale e comunitario. Il diritto all’acqua promana dal diritto primario alla vita.

L’acqua ha una tale rilevanza sociale per cui gli Stati non possono demandarne la gestione ai soli privati. La gestione dell’acqua, bene pubblico, ha bisogno di un controllo democratico, partecipato. Ciò che alle volte gli Stati non riescono a fare va promosso tramite una cittadinanza attiva, in un confronto serrato con le stesse istituzioni pubbliche.

(dal Vaticano mons. Mario Toso, segretario Pontificio Consiglio Giustizia e Pace)

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CONVEGNO GREENACCORD “DAMMI DA BERE”: LA TAVOLA ROTONDA VERSO IL REFERENDUM

Roma, 24 febbraio 2011 – Una conferenza totalmente dedicata al tema dell’acqua non poteva non includere un confronto sulle diverse posizioni rispetto ai quesiti referendari sui quali i cittadini italiani dovranno votare nella prossima primavera. Da qui la scelta dell’associazione Greenaccord di offrire l’occasione, attraverso una tavola rotonda che ha visto coinvolti economisti, esponenti del terzo settore e del mondo produttivo, di conoscere i diversi punti di vista in campo.

A confrontarsi sul palco, Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile ed ex ministro dell’Ambiente nel primo governo Prodi; Bernardo Pizzetti, ex presidente dell’Agenzia di controllo dei servizi pubblici del Comune di Roma; Stefano Masini, responsabile Ambiente e Consumi di Coldiretti; Massimo De Maio, presidente di Fare Verde; Paolo Carsetti, segretario del Forum Italiano dei movimenti per l’Acqua; Giuseppe Scaramuzza, vicepresidente di Cittadinanzattiva.

“Il grande limite della legge 133/2008, cosiddetta legge Ronchi, è di prevedere a tappe forzate l’obbligatorietà della cessione delle quote di maggioranza delle aziende ai privati. Con un duplice rischio: da una parte far crollare il valore di mercato delle imprese, dall’altro quello di ledere l’autonomia dei consigli comunali di programmare i modelli più opportuni in funzione del proprio territorio. Per questo, mi auguro che al prossimo referendum sulla legge Ronchi prevalgano i sì, in modo da bloccare il processo di privatizzazione”. E’ l’opinione espressa, nelle conclusioni della conferenza, dall’assessore alle Politiche finanziarie e di Bilancio della Provincia di Roma, Antonio Rosati, che ha ribadito l’esigenza di “non considerare l’acqua come una merce qualunque, ma un bene indisponibile dei cittadini”.

“La gestione pubblica e industriale – continua Rosati – è essenziale per tutelare la qualità della risorsa idrica e garantire la sicurezza dei cittadini. Per questo riteniamo indispensabile un’industria pubblica dell’acqua e attraverso l’assemblea dei sindaci, presieduta dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, siamo fortemente impegnati a portare avanti un ampio programma di investimenti per risanare e potenziare la rete idrica”.

CONVEGNO GREENACCORD “DAMMI DA BERE”. ACQUA: GESTIONE PUBBLICA O PRIVATA?

Roma, 24 febbraio 2011 – Nella giornata di lavori della conferenza internazionale organizzata con il sostegno della Provincia di Roma dall’associazione Greenaccord, il dibattito si accende quando si inizia a parlare della situazione italiana: meglio gestione pubblica o gestione privata? E quali sono i punti di forza e di debolezza dei nostri servizi idrici?

“Negli ultimi anni abbiamo fatto progressi notevoli nella gestione delle nostre risorse idriche”, spiega Maurizio Pettine, direttore dell’Istituto di ricerca sull’acqua del CNR.

“La nascita degli Ato ha aggregato una gestione prima frammentata tra molti soggetti diversi e ha semplificato la gestione. Ma questo modello funziona per i Comuni più grandi. I centri più piccoli sono invece spesso abbandonati a loro stessi. E il problema è più acuto nei momenti di maggiore criticità. Ricordiamo, ad esempio, la secca del Tevere che qualche anno fa ha allarmato i tecnici oppure la secca del Po del 2003, quando la poca acqua a disposizione produsse aspre polemiche tra l’Enel, che la voleva per alimentare la propria centrale, e gli agricoltori della zona che cercavano di salvare i racconti minacciati dall’ondata di calore”.

“Proprio questi esempi – aggiunge poi Andrea Masullo, direttore scientifico dell’associazione Greenaccord – ci devono ricordare che il problema della scarsità di questa risorsa essenziale non riguarda solo il Sud del mondo ma tocca da vicino anche l’Italia, che in Europa è il Paese più ricco di sorgenti. Per questo dobbiamo domandarci come ridurre le perdite eccessive della nostra rete infrastrutturale e dei nostri acquedotti. Ma la dicotomia pubblico/privato è sotto molti aspetti un falso problema. La gestione deve essere equa ed efficiente. Non c’è dubbio che il pubblico possa garantire forniture idriche di qualità e a costi accessibili a tutta la popolazione. Il privato invece, che tende a ottenere il massimo profitto, spingerebbe verso usi non alimentari per far pagare prezzi più alti. E ciò rischierebbe di non garantire esigenze del largo pubblico. Ma, altrettanto indubbiamente, si può pensare di affidare ai privati alcune attività tecniche”.

Chi invece sottolinea l’essenzialità di mantenere in mano pubblica la proprietà dell’acqua e dei bacini idrici è Michele Civita, assessore alle Politiche del Territorio e alla Tutela ambientale della Provincia di Roma.

“Ci sono esempi in Europa, primo tra tutti quello della Germania, che dimostrano come una gestione totalmente pubblica sia assolutamente in grado di garantire efficienza, qualità e costi contenuti, assolutamente in linea con i parametri comunitari. Da quando è stata istituita l’Ato2 nella provincia di Roma, l’investimento necessario per garantire un servizio adeguato è stato stimato attorno ai 5 miliardi di euro. Noi, per prossimi tre anni, abbiamo varato il più grande piano di investimenti della storia di Roma e provincia, stanziando 450 milioni di euro. Certo, la maggior parte della somma necessaria al servizio deve essere coperta da tariffe adeguate, che in Italia sono ora tra le più basse della Ue. Un adeguamento delle tariffe avrebbe anche il vantaggio di responsabilizzare gli utenti a un corretto uso della risorsa, evitando sprechi. In più si potrebbe istituire un’Authority che supervisioni gli adeguamenti tariffari a seconda delle esigenze dei vari territori”.

“Il problema non è mettere in contrapposizione il gestore pubblico da quello privato” osserva Andrea Bossola, direttore area idrica di Acea spa. “Va invece spostata la discussione sul concetto più generale di servizio ambientale, che necessita di risorse finanziarie adeguate e di competenze complesse e strutturate. I magri risultati prodotti dalla riforma dei servizi idrici nei suoi primi quindici anni di attuazione impongono senza dubbio una riflessione e alcune energiche correzioni, se si vuole davvero dotare il Paese di infrastrutture adeguate. Solo così possiamo dar vita a una solida industria del settore”. E sulla valutazione circa i contenuti del decreto Ronchi che liberalizza i servizi pubblici locali, XX sottolinea come “sia essenziale chiedersi in che misura esso cambierà davvero le cose e se, alla fine, i servizi assicurati ai cittadini saranno nel futuro migliori di quelli attuali. Sarebbe utile mantenere un approccio concreto, che rifugga da ogni pregiudizio culturale, politico e ideologico”.

“La legge 166/09, meglio nota come decreto Ronchi – commenta Paola Chirulli, ordinario di diritto amministrativo all’università La Sapienza di Roma – risolve solo una minima parte dei problemi della gestione del servizio idrico. Opera una decisa scelta in favore della gestione privata del servizio, sia attraverso cessioni di quote di società ora in mano pubblica sia prevedendo l’obbligo di affidare ai privati la gestione del servizio. Questa normativa lascia però irrisolti i nodi cruciali: infrastrutture da realizzare, gli investimenti da fare, le modalità tariffarie ottimali per coprire il servizio e responsabilizzare il pubblico, attività di monitoraggio del servizio”.

CONVEGNO GREENACCORD “DAMMI DA BERE”:  IL MONDO HA SETE

Roma, 24 febbraio 2011 – Un miliardo di persone non ha accesso ad acque potabili sicure; a causa dei cambiamenti climatici a tale numero si potrebbero aggiungere entro il 2050 altri 2 miliardi e 800 milioni di persone con scarsità di acqua. Secondo le previsioni dal 5 al 25% degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e circa la metà della popolazione mondiale entro il 2025 fronteggerà una scarsità di acqua.

Criticità nella gestione delle risorse, casi virtuosi adottati nei vari Stati, proposte per una riduzione degli sprechi, ipotesi di creazione di autorità sovranazionali che aiutino a tutelare il bene-acqua.

È stata totalmente dedicata all’analisi degli scenari mondiali la mattinata di lavori alla conferenza internazionale sull’acqua, organizzata dall’associazione Greenaccord con il sostegno della Provincia di Roma.

“Se si vuole gestire nel modo corretto un problema ampio come quello dell’acqua, con molti interessi in gioco, vanno affrontate le situazioni di criticità in tutta la loro complessità. Serve una governance complessa, che coinvolga tutti gli stakeholders cioè i portatori di interessi”, ha spiegato Nigel Watson, docente di Gestione ambientale presso il Centre for Sustainable Water Management dell’università di Lancaster.

“Finora invece la gestione dell’acqua è stata parcellizzata, concentrandosi di volta in volta sul problema dell’estrazione e della sua distribuzione”. Esempi positivi in tal senso esistono: “Un esempio virtuoso si ha nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, dove, per risolvere il grave inquinamento di un bacino idrico, è stato costituito il Loweswater Knowledge Collective, un forum di discussione tra tutti i rappresentanti delle popolazioni. Una forma di democrazia partecipata verso la quale deve evolvere la politica e più in generale l’economia”.

“Secondo le nostre previsioni, entro il 2050, le precipitazioni nel bacino del Mediterraneo potrebbero diminuire del 20%. Se a questo aggiungiamo che l’apporto del Nilo è stato di molto ridotto a causa di un uso eccessivo dell’acqua del fiume, dovuto in gran parte alla costruzione della diga di Assuan e a pratiche di irrigazioni dissipative, abbiamo una drastica riduzione dell’apporto di acque dolci nel Mediterraneo. Ciò porterà a un aumento della salinità delle acque con conseguenze su tutti gli ecosistemi marini”.

La denuncia è di Antonio Navarra, direttore del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti climatici. “Il problema dell’accesso all’acqua potrebbe in particolare diventare molto critica nei Paesi in via di sviluppo, nei quali i rapidi processi di urbanizzazione si uniscono a grandi problemi di approvvigionamento idrico”.

Ma il problema dell’accesso alle risorse idriche non è un problema che riguarda solo il Sud del Mondo. “Anche in uno degli Stati più ricchi degli Usa, la California, ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno problemi di approvvigionamento per mancanza di infrastrutture”, ha rivelato Juliet Christian-Smith, ricercatrice associata del Pacific Institute for Studies in Development, Environment and Security.

“Ecco perché servono iniziative per assicurare una corretta gestione delle risorse. Il Pacific Institute ha calcolato nel 30% il risparmio potenziale derivante da un uso più efficiente della risorsa acqua. Solo modificando i sistemi di irrigazione si potrebbe risparmiare il 15% di acqua. Serve una modifica dei consumi, per spingere il pubblico a usare prodotti che siano state creati con minori quantità di acqua. Un chilo di carne bovina, ad esempio, è prodotta usando molta più acqua di un chilo di carne di pollo. Occorre inoltre collegare la qualità dell’acqua con l’uso che se ne deve fare: è impensabile continuare a innaffiare i nostri giardini o a pulire le nostre case con l’acqua che usiamo anche per bere. Vanno quindi incentivati sistemi di riciclo delle acque reflue”.

Ha puntato invece il dito contro la diseguale distribuzione dell’acqua dolce nel mondo Hachmi Kennou, governatore del World Water Council, che ha poi lanciato un appello ai grandi decisori mondiali: “È impensabile che il diritto all’acqua non sia all’ordine del giorno del G8 e del G20”.

“Proprio per assicurare una gestione corretta di questo bene indispensabile per la vita, serve una autorità mondiale congiunta economia-ambiente, come proposto dal papa nella sua enciclica Caritas in Veritate”. A proporlo è Amedeo Postiglione, presidente della fondazione International Court of the Environmental Foundation.

“In generale va istituito un diritto internazionale sui beni comuni e sull’ambiente che sia regolato da due entità: una autorità amministrativa gestionale delle risorse, che si può avere trasformando l’Unep da programma ad agenzia Onu. Va poi istituita una corte internazionale dell’ambiente, che sia però accessibile a tutti. Non solo agli Stati, come avviene con la Corte Internazionale dei diritti umani dell’Aja, ma anche a tutti gli stakeholders”.

CONVEGNO GREENACCORD “DAMMI DA BERE”. ACQUA: UN BENE DA DIFENDERE

Roma, 24 febbraio 2011 – “La vostra iniziativa conferma l’attualità e l’urgenza di un tema non sempre accolto, nella percezione collettiva, come una tra le sfide più impegnative che l’umanità è chiamata ad affrontare. In tale quadro, un rinnovato e responsabile impegno tra il settore dell’informazione, la comunità scientifica e il mondo produttivo potrà fornire modelli e strumenti capaci di alleviare l’endemica sofferenza di grandi aree del Sud del mondo e di accrescere la consapevolezza sull’inestimabile valore dell’acqua”.

Il messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ufficializzato l’apertura dei lavori della conferenza “Dammi da bere”, organizzata a Roma (Sala San Pio X, via della Conciliazione) dall’associazione Greenaccord (una rete mondiale di oltre cento giornalisti ambientali), con il sostegno della Provincia di Roma.

Un’occasione per approfondire i vari aspetti del problema: quale legame esiste tra crisi idrica e crisi climatiche? Quale strada bisogna intraprendere per garantire effettivamente l’accesso all’acqua a tutta la popolazione mondiale? È davvero possibile una gestione sostenibile delle risorse idriche? Quali sono i problemi principali da affrontare e quali i casi positivi messi in atto nel nostro Paese? Quale valutazione dare alle nuove leggi che liberalizzano la gestione dei servizi idrici?

Queste sono solo alcune delle domande alle quali, nel corso dell’incontro, daranno risposta economisti, politici, climatologi, biologi, giuristi, esponenti dell’industria e del Terzo settore.

“Per una associazione come Greenaccord che riunisce oltre cento giornalisti ambientali in tutto il mondo, una giornata come quella di oggi assume una duplice scopo”, ha spiegato il presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio. “Sottolineare la valenza profonda che il tema-acqua ha per l’intera umanità e ricordare ai giornalisti la responsabilità che essi hanno di agevolare la presa di coscienza per arrivare a forme di gestione sostenibile di questo bene essenziale per la vita umana”.

“Il tema dell’acqua – ha aggiunto invece il segretario dell’Associazione Stampa Romana, Paolo Butturini – ha molti punti in comune con quelli dell’informazione: entrambi sono beni primari da difendere. Chi si occupa di gestirli, deve impegnarsi per evitare inquinamenti e cattivo uso di queste due risorse. Gli operatori dell’informazione, in particolare, devono essere un ponte affinché la società comprenda quanto questo problema sia cruciale per le future generazioni”.

Sull’importanza di garantire davvero il diritto all’acqua a tutta la popolazione mondiale e in particolare alle fasce più povere del mondo, ha insistito Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: “L’acqua non può essere gestita con un criterio esclusivamente privatistico. Nelle capitali di paesi come la Colombia, le Filippine, il Ghana, che non sono dotate di una adeguata rete idrica pubblica, e l’acqua viene fornita da privati con autobotti, il costo dell’acqua è da tre a sei volte superiore a quello di città come New York e Londra; siamo al paradosso che i poveri pagano molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto universale: l’accesso ad acque potabili”.

Tre le sessioni previste durante la giornata: la mattina sarà dedicata all’analisi degli scenari internazionali, il pomeriggio sarà invece diviso tra una sessione sulla situazione italiana e una tavola rotonda in cui saranno illustrate le varie posizioni rispetto al tema della gestione delle risorse idriche, anche in vista del referendum di primavera.

Giovedì 24 febbraio a Roma
CONVEGNO DI GREENACCORD SULL’ACQUA
L’associazione di giornalisti promuove una “giornata sull’acqua”

Pistoia, 06 febbraio 2011 – Per il titolo hanno preso in prestito una frase di Cristo quando, al pozzo davanti a una donna samaritana, pone una domanda (“Dammi da bere”) dall’apparente semplicità ma anche dall’evidente complessità.
Sono i giornalisti di Greenaccord – molto conosciuti anche a Pistoia dove ogni anno organizzano il forum della stampa cattolica sulla salvaguardia del Creato – che a Roma propongono una “Giornata sull’Acqua”.

Argomento di strettissima attualità anche in vista del prossimo referendum sulla ri-pubblicizzazione di una risorsa naturale così preziosa per ogni persona.
Il convegno (“Dammi da bere. Giornata sull’Acqua”) si svolge a Roma giovedì 24 febbraio presso la sala san Pio X in via della Conciliazione.

Aperta dai saluti (Alfonso Cauteruccio, Nicola Zingaretti, Mario Toso: rispettivamente presidente Greenaccord, presidente Provincia Roma, segretario Pontificio Consiglio Giustizia e Pace) la sessione mattutina – presieduta da Roberto Amen, vicedirettore di Rai Parlamento – si occupa della situazione internazionale circa il bene acqua.

Intervengono: Nigel Watson (docente di gestione ambientale presso il Centre for Sustainable Water Managment di Lancaster), Antonio Navarra (direttore Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici), Juliet Christian Smith (ricercatrice associata del Pacific Institute), Hachmi Kennou (governatore del World Water Council) e Amedeo Postiglione (presidente International Court of the Environmental Foundation).Si parlerà di gestione sostenibile delle risorse idriche, crisi climatiche e crisi idriche, sprechi e conflitti, diritto inalienabile all’acqua, governo globale.

La sessione pomeridiana (inizio ore 15) è dedicata alla situazione italiana. Sotto la presidenza di Andrea Masullo, presidente Comitato scientifico Greenaccord e con l’introduzione di Michele Civita, assessore all’Ambiente nella Provincia di Roma, intervengono Maurizio Pettine (direttore IRSA-CNR), Marco Staderini (amministratore delegato ACEA spa), Paola Chirulli (docente di Diritto Amministrativo alla “Sapienza”).Si parlerà di risorse idriche italiane, dell’industria italiana a servizio dell’acqua, della legge 166 del novembre 2009 più nota come decreto Ronchi.

Prima della tavola rotonda conclusiva (inizio 16:30) “Verso il referendum”, sarà proiettato (16:15) un filmato prodotto da Rai News (“Dalla parte dell’acqua).
Alla tavola rotonda prendono parte: Sergio Marini presidente Coldiretti, Edo Ronchi presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile, Giuseppe Scaramuzza vicepresidente Cittadinanza Attiva, Andrea Ronchi ex ministro, Massimo De Maio presidente di Fare Verde, Paolo Carsetti del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua, Bernardo Pizzetti ex presidente Agenzia di controllo sui Servizi Pubblici del Comune di Roma, Giuseppe Soriero assessore all’urbanistica al Comune di Catanzaro. Conclusioni affidate ad Antonio Rosati, assessore al Bilancio della Provincia di Roma.

Una notizia dalla segreteria di Forum Acqua: è stata attivata una lista di discussione su mondo cattolico e acqua come “bene comune”.
L’indirizzo è: gruppo-mondocattolico@acquabenecomune.org

comunicazionisociali@diocesipistoia.it

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