ACQUA PUBBLICA GENOVA

Il 13 giugno 2011 la maggioranza assoluta degli italiani ha votato per l’abrogazione della remunerazione del capitale.
Ieri 18 ottobre 2011 l’assemblea dei sindaci della Provincia di Genova ha deciso di non applicare il risultato referendario dichiarando “che non si verificano sino a ora le condizioni per assumere decisioni in materia tariffaria conseguneti all’esito referendario”, adducendo imbarazzate scuse relative a pareri legali espressi e alla mancanza di una provvedimenti nazionali.
Denunciamo questa insostenibile situazione; il boicottaggio del governo e delle autorita’ di ambito verso i risultati referendari; la vessazione degli elettori.
Chiediamo alle istituzioni di chiarire una volte per tutte pubblicamente l’ammontare della quota della tariffa dovuta alla remunerazione del capitale investito e di eliminarla.

Approfondimenti:
Report della riunione
comunicato stampa successivo

3 Comments for this entry

  • Franz ha detto:

    Lungi da me polemizzare sulla questione, ma non mi sembra ci sia stata, da parte del Comitato, nessuna comprensione alle problematiche emerse dalla riunione e indicare i “Comuni” come unici e soli responsabili del boicottaggio del referendum (che comunque non mi sembra sci sia stato) mi sembra molto ingiusto.
    Premetto che sono un piccolo Amministratore di un Comune di 3300 abitanti dell’entroterra: ho seguito le discussioni che hanno preceduto il referendum e non ho sostanzialmente mai assistito a proposte applicative riguardanti il “ritorno al pubblico” degne di nota. A guardare la cosa dal mio punto di vista il problema del servizio idrico integrato, vi invito caldamente a farlo perché è li il problema, sta nel fatto che la normativa, correttamente, prevede un livello di qualità del servizio che per incapacità da parte di vecchi/vecchissimi Amministratori non è mai stata nemmeno affrontata. Un Comune che deve e vuole portare acqua potabile, con un servizio efficente e controllato, e evitare in toto lo sverso in ambiente di liquami fognari, DEVE investire ingentissimi capitali e dotarsi di una struttura in grado di vigilare efficacemente sulla corretta gestione (e sul corretto utilizzo della risorsa da parte dell’utente), se il mio Comune dovesse occuparsi in prima persona di tutto ciò, ad oggi, non riuscirebbe nemmeno a gestire le fontanelle pubbliche. Per i prossimi tre anni l’ATO deve investire sul mio Comune 530.000 euro per potenziare la rete fognaria sull’10% del mio territorio (considerando a spanne il numero di utenti interessati da questi interventi). Semplicemente per noi sarebbe stato del tutto impossibile, sia economicamente, sia per quanto riguarda il controllo dei lavori e dei prezzi.

    Analizziamo la cosa dal punto di vista dell’Amministratore del piccolo Comune partendo proprio dagli interventi concordati con ATO: per i prossimi tre anni l’ATO deve investire sul mio Comune 530.000 euro per potenziare la rete fognaria, più critica, sull’10% del mio territorio (considerando a spanne il numero di utenti interessati da questi interventi) Immaginiamo che ATO non esista e che questo lavoro debba essere eseguito “dal Comune”.

    Lungi da me polemizzare sulla questione o entrare nel merito del referendum, ma non mi sembra ci sia stata, da parte del Comitato, nessuna comprensione alle problematiche emerse dalla riunione e indicare i “Comuni” come unici e soli responsabili del, passatemi il termine, fantomatico boicottaggio del referendum mi sembra molto ingiusto, demagogico, decisamente troppo comodo e molto sbagliato. Avete mai guardalo il problema dal lato dell’Amministratore che deve portare acqua potabile in tutte le case, deve eliminare lo sverso dei liquami fognari in ambiente (in toto), verificare che la qualità del servizio sia ottima e che siano garantite le norme sanitarie, con la consapevolezza che l’80% dei Comuni sono “piccoli” o “molto piccoli” (Genova è un caso diverso, fa 600.000 abitanti…)? Non sto dicendo che queste Amministrazioni non hanno mai e in nessun caso commesso “errori”, ma siamo sicuri che li abbiano effettivamente commessi? Se, nel caso lo abbiano effettivamente fatto, lo abbiano fatto in maniera dolosa e non colposa? Se non siano stati “raggirati” da altre “strutture” (Stato, Regioni, Provincie, privati, ad esempio)? Se le scelte fatte non facessero parte dell’unica strada percorribile, in quel momento, per raggiungere determinati obbiettivi fondamentali per l’interesse comune? E più importante, se il 18 abbiano veramente disatteso l’esito referendario?
    All’Amministrazione del mio Comune nessun Comitato ha mai chiesto cosa ne pensava e come la vedeva (e comunque anche colpa loro che non li hanno cercati – forse, però, si aspettavo una comprensione e sensibilità diversa).
    Tutto l’aspetto è molto complicato (la gestione del S.I.I., l’ATO, il Referendum, l’Amministrazione degli Enti Locali, le finanze e le Finanziarie, gli interessi, ecc) e poche righe su questo blog rischiano di essere addirittura pericolose (da un lato e dall’altro), ma gli Amministratori vengono dipinti, tutti indiscriminatamente, come se facessero realmente parte della famosa “casta”, tutti assoggettati agli interessi dei privati; non può essere che qualcuno (secondo me almeno l’80%) operi nel tentativo di fornire un servizio potente alla popolazione?
    Per favore, stiamo attenti a quello che scriviamo e colloquiamo di più, faccia a faccia, prima di proporre strategie e di applicare etichette.

    • aledale ha detto:

      Gentile Amministratore,
      da quanto scrivi probabilmente sei Francesco Medica, assessore di Savignone (in tal caso mi permetto di darti del tu, perché sono Alessio D’Alessandro e ci conosciamo 😉 altrimenti mi scuso per il tu).
      In ogni caso, accogliamo con piacere il vostro commento e ci rammarichiamo che non foste a conoscenza dei nostri precedenti tentativi di contattarvi a valle del referendum: la lettera del 21 luglio, la lettera di accompagnamento del 7 agosto in occasione della nostra diffida alla provincia, la lettera aperta del 14 ottobre inviatavi via mail (e ripresa anche da alcuni quotidiani e dal nostro sito). Piacerebbe anche a noi iniziare insieme una collaborazione e questa potrebbe essere l’occasione giusta!

      Nello specifico, l’assemblea di martedì 18 era circostanziata ad una decisione totalmente svincolata dalla possibilità di recuperare i soldi degli investimenti (i 530.000 euro di investimento nel vostro comune), soldi che costituiscono una quota a parte in tariffa che non è mai stata messa in discussione dal referendum. Quello che era in discussione martedì (anzi che è già stato discusso col referendum e che bisogna applicare) è la remunerazione del capitale, cioè il premio supplementare che viene garantito al gestore (IREN acqua e gas s.p.a.). L’eliminazione di tale premio è, al massimo, un problema per il gestore, che con 10 milioni di euro a semestre di guadagno non credo ne risentirà in maniera significativa. La maggior parte dei sindaci, invece, ha espresso solamente preoccupazione per il fatto che il gestore possa rischiare di non recuperare gli interessi bancari senza minimamente considerare il risparmio per le famiglie, al punto che, più che una riunione d’ambito, l’assemblea di martedì sembrava quasi un consiglio di amministrazione di IREN acqua e gas s.p.a.!

      Riguardo all’ATO: nessuno di noi ha mai messo in discussione il fatto che debba esistere un’Ambito Territoriale (anzi siamo fortemente preoccupati della possibile sua sostituzione con un unico Ambito regionale), o detto che ciascun comune debba per forza essere pienamente autosufficiente: ci sono forme di gestione pubblica e partecipata previste dal Testo Unico degli Enti Locali proprio per quei casi in cui il singolo piccolo comune da solo non riesce a garantire il servizio, come il consorzio tra comuni.
      Non sono scelte così difficili (e probabilmente saranno richiamate anche dalla legge regionale che uscirà a breve) e sono decisioni che potrebbero far risparmiare denaro al vostro comune, farvi guadagnare molto in qualità del servizio e partecipazione nella gestione e procurarvi il sostegno degli elettori (da parte nostra sicuramente ci adopereremo a pubblicizzare adeguatamente ogni eventuale vostra scelta di ripubblicizzazione).

      Provo a sintetizzare alcuni punti su cui si potrebbe impostare una collaborazione, insieme anche ad altri sindaci che ci hanno risposto:

      1) eliminazione del profitto sulla bolletta (la questione che era in discussione, con esito negativo, martedì). Il profitto ammonta a circa il 20% della bolletta: per Savignone ipotizzando un migliaio di famiglie di 3 persone con spesa di 300 euro l’anno fanno già 60000 euro l’anno (180000 in tre anni) che le vostre famiglie potrebbero risparmiare, una cifra non indifferente se rapportata ai 530000 euro in tre anni di cui avete bisogno (ricordiamo che 530000 euro vengono comunque recuperati nella voce dell’ammortamento degli investimenti).

      2) Sostegno da parte nostra (anche legale per quello che possiamo offrire con le nostre conoscenze) verso ogni scelta di ripubblicizzazione e partecipazione alla gestione del servizio idrico da voi intrapresa. Se optaste per una scelta di ripubblicizzazione, la gestione diretta mediante azienda speciale offre parecchi vantaggi, come la possibilità di stimare voi stessi i costi operativi anziché accettare, come adesso, le stime del gestore: potreste cioè avere la possibilità di realizzare gli stessi interventi in una maniera più economica (illuminante è stato a proposito l’intervento del sindaco di Chiavari che sosteneva di essere in grado di fare con 80 euro/m3 la stessa opera in cemento per il quale il gestore privato chiede 150 euro/m3). I 530000, se realizzaste l’intervento per conto vostro in economia, potrebbero essere in realtà molti meno!!! Inoltre un’azienda speciale, a differenza di una s.p.a. ha la possibilità di non pagare IVA (vedi La Stampa, 29 settembre 2009, pag. 31) e questo è un ulteriore risparmio.

      3) informazione sul rimborso delle quote di depurazione spettanti a 252 famiglie del vostro comune: dubitiamo che la notizia sia a conoscenza di un anziano che non ha la possibilità di accedere a internet: queste informazioni sulle modalità di rimborso andrebbero diffuse al più presto

      4) Organizzazione di iniziative per l’acqua pubblica (banchetti, feste ecc) nel territorio del vostro comune, si spera per festeggiare scelte di ripubblicizzazione. Alcuni piccoli comuni italiani, prima semisconosciuti, hanno puntato su questo addirittura per rilanciare il turismo piazzando cartelli “comune dell’acqua pubblica” nei posti strategici, organizzando eventi con i comitati e tour di acquedotti e fontane. Il presupposto è ovviamente avere qualcosa di cui gioire, che per ora, purtroppo, non c’è.

      In ogni caso sappiate che non sareste soli. Alcuni sindaci ci hanno risposto e si può davvero vedere di organizzare un tavolo comune per resistere a quei soggetti (in particolare ministero e privati) che, anche a valle del referendum, stanno spingendo con forza verso la privatizzazione dei beni comuni.
      Rimaniamo in attesa di gentile riscontro!
      A risentirci!

  • silviaparodi ha detto:

    Caro Franz, ti risponderemo sui punti che sollevi, perché su tante cose ci sono dei malintesi. Ancora meglio se potremo incontrarci e discuterne meglio. oppure organizzare una giornata seminariale per tutti i sindaci dei piccoli comuni.. Cosa ne pensi? è vero che non siamo venuti a cercarvi tutti, ma noi siamo tutti volontari (come molti di voi, lo so..) che a loro spese fanno quello che possono.. a presto.
    p.s. noi non vogliamo abolire gli investimenti, quelli devono restare tutti, anzi dovrebbero pure aumentare (e saremmo disposti ad aumentare le tariffe se andasse tutto in investimenti), noi vogliamo solo abolire il profitto garantito sul capitale, che non c’entra nulla con gli investimenti!

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