ACQUA PUBBLICA GENOVA

La “remunerazione del capitale investito” è uno dei tre elementi che concorrono alla formazione della tariffa (cioè del prezzo dell’acqua). Gli altri due sono i costi operativi (costi di gestione ordinaria più gli investimenti) e l’ammortamento del capitale investito.

Perciò la tariffa che noi paghiamo attraverso le bollette da un lato copre integralmete il costo del servizio, ll’altro lato garantisce un guadagno considerevole al gestore.Nel caso genovese, il guadagno del gestore incide per il 22% della bolletta.

Già prima del referendum, e ancora di più dopo, i gestori hanno sostenuto che la “remunerazione del capitale” in realtà non finirebbe nelle loro tasche come guadagno, ma servirebbe a finanziare gli investimenti.

Abbiamo voluto verficare, sulla base dei dati disponibili, questa tesi.

Per farlo ci siamo basati sul Piano d’Ambito 2009-2032, il documento dell’ATO genovese che pianifica tutti gli aspetti della gestione del servizio idrico integrato (costi, ammortamenti, investimenti, tariffe…) della provincia di Genova per i prossimi 25 anni.

Le tabelle 54, 55, 57, 59, 63 (a partire da pag. 153)  riguardano il nostro argomento.

Nell’agosto2009 l’AATO genovese ha provveduto a fissare la durata e il termine dell’affidamento del servizio a Iren Acqua Gas, che l’aveva ricevuto provvisoriamente fino al 2008. Iren Acqua Gas coordina i 6 gestori operativi, “salvaguardati” e/o “autorizzati”.

Il pezzo forte del Piano d’Ambito 2009-2032 sarebbero gli investimenti. 736 milioni di investimenti in un arco di 25 anni, di cui712 acarico del gestore. Questa massa di investimenti è giustificata dalla necessità di completare, sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo, la depurazione, cioè quella parte del servizio idrico integrato che si è sviluppata in ritardo e risulta ancora bisognosa di numerose nuove opere.

Il Piano d’Ambito prevede una massa di investimenti concentrati nei primi anni, che quindi esigono aumenti tariffari consistenti (sempre nel limite di k, del 5% – oltre all’inflazione programmata). A causa del limite di prezzo nei primi 2 o 3 anni non è stata possibile una copertura completa dei costi. Perciò è previsto un recupero negli anni seguenti.

Gli investimenti effettuati nell’anno rientrano nei costi operativi totali di quell’anno.

Nel 2011 sono previsti investimenti tariffabili (che insieme agli altri costi vanno a determinare il prezzo medio del mc d’acqua) per 51.517 milioni di € (tab. 55).

Nello stesso anno i costi operativi tariffabili totali ammontano a € 91,906 milioni (tab. 59)[1].

Quindi 40,389 milioni sono costi di gestione corrente, 51,517 milioni sono investimenti. Il dato “costi di gestione” si ricava dalla differenza tra costi operativi (tariffabili) totali e investimenti.

L’investimento effettuato nell’anno è quasi interamente coperto dall’incasso dello stesso anno.

Infatti i ricavi da tariffa, nel 2011, sono di 149,92  milioni

I costi risultano:

Voci MLN Euro Costi da inserire in tariffa
(A) 91,906 costi operativi (costi di gestione più investimenti)  
(B) 25,65       ammortamento del capitale investito   (tab. 63 piano d’ambito)      
(C) 33,514       remunerazione del capitale investito (tab. 57 piano d’ambito).      
TOTALE 151,070  

Il totale delle tre voci (A+B+C) fa € 151,070 milioni.

Poiché la tariffa effettiva (cioè l’incasso totale derivante dalla somma di tutte le bollette) ammonterebbe a 149,920 milioni, risulta una mancata copertura di 1,150 milioni.

Essa è dovuta al fatto che l’aumento tariffario, rispetto all’anno precedente, non può superare il 5% (oltre l’inflazione programmata). Perciò la differenza tra tutte le entrate e tutte le spese (32,37 milioni di utile lordo) risulta inferiore alla remunerazione del capitale investito (33,514 milioni). La differenza viene recuperata negli anni successivi (il recupero tocca il massimo nel 2017, quando il gestore si trova con una remunerazione del capitale di 58,27 milioni, 11 milioni in più del dovuto).

Come si vede, su una tariffa di circa 150 milioni, ben 58 (B+C) (il 40%) sono costi del capitale.

Domanda: perché i costi del capitale raggiungono un valore così alto?

Perché vengono calcolati (e caricati sulla tariffa e incassati dal gestore) su tutto l’intero stok di capitale esistente (capitale netto + ammortamenti), frutto di secolari investimenti pubblici (e nel caso genovese anche privati – acquedotti De Ferrari Galliera e Nicolay). Il guadagno su questo enorme stock di capitale, che al 2011 risultava, dai libri contabili, di 489,335 milioni, va tutto al fortunato gestore, il quale l’ha ereditato senza alcun merito né costo (a parte gli investimenti effettuati dal momento in cui ha ottenuto dall’AATO l’affidamento del servizio).

Veniamo quindi alla questione cruciale: l’introito derivante dalla “remunerazione” è indispensabile per effettuare gli investimenti?

Vediamo che l’investimento, cioè il capitale anticipato nell’anno, è recuperato interamente, o quasi, nel corso dell’anno stesso. Non alla fine dell’anno, bensì in quattro rate trimestrali.

E’ probabile che in queste condizioni gli interessi passivi su eventuali piccole anticipazioni di cassa siano davvero piccoli.

Ma anche supponendo l’ipotesi più sfavorevole:

ammettendo, grossolanamente, un’anticipazione media, arrotondando per eccesso, di 26 milioni di euro (la metà dell’investimento totale di 51,517 milioni), non occorrerebbero mutui né altre forme di indebitamento a medio-lungo termine, basterebbero anticipazioni di cassa a breve termine, per le quali si può stimare un tasso del 7%. Verrebbe un onere finanziario per gli investimenti erogati nell’anno di 1,8 milioni di euro, a fronte di 33,514 milioni di remunerazione!

Quello che si evince da questa disanima è che la “remunerazione” serve esclusivamente, o quasi, a distribuire dividendi (per gli azionisti). Per il servizio pubblico e i suoi utenti è solo un costo aggiuntivo.

 

Pino Cosentino

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[1]             Per fornire un elemento di confronto, i costi operativi furono fissati in  48,540 milioni nel 2004 (Convezione ATO/AMGA, decisione n. 16 del 22/12/2003, art. 17, comma 3). In 7 anni c’è stato un aumento dei costi operativi tariffabili che sfiora il 90%.

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