ACQUA PUBBLICA GENOVA

Il comitato Acqua Bene Comune di Genova sottopone a tutti i candidati (sindaci e consiglieri comunali) una Carta di impegni, con richieste specifiche per quanto riguarda l’acqua.

In sintesi:

  1. no a ulteriori fusioni societarie per creare la megautility del Nord
  2. togliere immediatamente dalla tariffe la remunerazione del capitale
  3. rientrare in possesso delle dighe vendute a Iren
  4. aprire un tavolo tecnico aperto alla cittadinanza per arrivare alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato
  5. prevedere forme di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul servizio idrico
  6. assicurare la massima trasparenza e accesso a documenti e dati

I candidati che volessero sottoscriverla possono scaricarla e restituircela firmata, la pubblicheremo sul nostro sito.

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Guarda chi ha firmato finora.

14 Comments for this entry

  • Andrea Podesta' ha detto:

    Aderisco. Sicuramente il mio è un sì convinto sui punti 4, 5 e 6. Sui punti 1,2,3 il mio è un sì condizionato ad alcune osservazioni, che hanno a che fare con il modo di perseguire gli obiettivi referendari. Il mio obiettivo è nell’ottica di essere eletto nella maggioranza del comune, e quindi di dover fare le cose con le risorse disponibili. I miei commenti sui punti 1, 2 e 3:

    1- Sì, però: credo che una fusione non vada assolutamente fatta prima di aver scorporato Mediterranea Acque dal pacchetto della fusione. Su servizi quali l’energia ed il gas mi piace l’idea di rilocalizzarli. Mi piace l’idea di una Iren Genova come società attiva sul territorio, che produca energia da fonti rinnovabili, fornisca servizi di efficientamento energetico e che abbia un buon numero di distributori di gas per autotrazione. Ma mi è anche chiaro che una società più grossa ha un maggior peso negoziale nelle trattative di acquisto (principalmente di gas e di elettricità), per cui non vedrei male una o più società di scopo che unifichi le IREN e A2A per trattare questo tipo di forniture.

    2-togliere immediatamente dalla tariffe la remunerazione del capitale: Sì se parliamo del 7%. Ma con un vincolo di pareggio (nessun dividendo agli azionisti, ma nessun passivo): sono convinto che chi gestisce l’acqua debba tornare in prospettiva una società pubblica, gestita con criteri di efficienza ed in pareggio di bilancio. Ma sono altrettanto convinto che il servizio dell’acqua debba stare in piedi con la sua gestione, senza ledere il diritto all’acqua. Questo implica che per me debba essere garantito gratuitamente un quantitativo ragionevole di acqua per persona (anche più dei 50 litri da contratto mondiale per l’acqua), ma solo nel residenziale (i settori produttivi possono farcela con una tariffa a litro) e con una tariffa progressiva che diventi anche pesante per consumi elevati. Il diritto all’acqua non può prescindere dalla quantità consumata.

    3-rientrare in possesso delle dighe vendute a Iren: sì, ma come? Il Comune finanziariamente non è messo bene, lo sapete. Occorre trovare la via per farlo senza dissanguare una finanza municipale già esangue. I tempi per azioni legali rispetto alla svendita, a quanto ho appreso proprio dal Comitato, sono scaduti, per cui non si può riprenderle allo stesso esiguo prezzo. Credo quindi che occorra prima trovare il modo di ripubblicizzare il servizio idrico in maniera low cost. Sicuramente tagliare la remunerazione del capitale investito può aiutare ad abbassare il costo della ripubblicizzazione. Per coprire il costo rimanente Doria propone di cedere quote comunali di IREN, forse queste possono essere limitate – penso io – incrementando gli asset di IREN in città nei settori della generazione elettrica da fonti rinnovabili, nel potenziamento di CAE (la società più simile ad una ESCO del gruppo a Genova) e nella realizzazione di distributori di metano per auto. Al di là di questo, credo che prima Mediterranea delle acque debba tornare comunale al 100% o quasi, e fatto quello sia possibile trasferire la proprietà delle dighe nuovamente al comune.

    • pino cosentino ha detto:

      Non trovo differenze significative rispetto alle posizioni dei movimenti per l’acqua, forse tranne un punto. Quello dell’integrale copertura del costo del servizio idrico da parte dell’utenza (non è la stessa cosa dell’obiettivo del pareggio di bilancio dell’azienda pubblica che gestisce il servizio, che condividiamo). Perché porre come un principio che “il servizio dell’acqua debba stare in piedi con la sua gestione”?. Può darsi, ma secondo noi non è un principio, per un bene-diritto umano come l’acqua; a meno che non si abbia una visione per cui tutto deve essere merce, il mondo è una somma di aziende, i poveri e i ricchi debbono pagare tutto allo stesso modo.

      • Andrea Podesta' ha detto:

        Ciao, prossimamente ne parleremo di persona. Il Comitato per me è un riferimento e continuerà ad esserlo. Il ragionamento che faccio è nell’ottica di entrare nel consiglio comunale nella maggioranza, e dover quindi fare i conti con il bilancio. Senza questo punto di partenza si fa demagogia. Credo che la tutela del diritto all’acqua non possa prescindere dai quantitativi, e sia circoscritto alle persone (non alle attività produttive). In questa ottica non c’è conflitto tra pareggio di bilancio e tutela del diritto all’acqua. Basta che le tariffe siano strutturate bene ed in modo progressivo, e che le fasce basse di consumo siano coperte da tariffe più alte per consumi maggiori. E’ la progressività che garantisce il diritto. Garantire i diritti ha un costo, che in qualche modo va coperto dalla collettività, e non vedo la contraddizione nel coprire il diritto all’acqua con tariffe basse per usi moderati con gli introiti provenienti dallo spreco. In questo modo indirizzi gli utenti verso un uso parsimonioso, cala il bisogno di infrastrutture, cala la necessità di investimenti e quindi il costo delle infrastrutture. Mi sembra più intelligente coprire il servizio così che farlo con l’IMU o altri pezzi della fiscalità generale.

        • kr1zz ha detto:

          Col principio del full cost recovery, gli investimenti stanno in tariffa. In questo modo non c’è distinzione di condizioni di reddito o famigliari a carico. Un litro, a parità di scaglione, costa lo stesso sia per l’operaio (o il dottorando, tanto per fare un esempio a caso :P) con figli a carico, sia per l’AD della FIAT. La progressività delle tariffe è utile, soprattutto per punire gli sprechi, ma non risolve il problema dell’iniquità! Per questo motivo il forum italiano dei movimenti per l’acqua da anni (formalmente, con la proposta di legge di iniziativa popolare del 2007) propone di pagare gli investimenti con la fiscalità generale. In questo modo l’acqua la pagano sempre i cittadini, ma la quota degli investimenti, che ora è piatta per tutti, sarebbe proporzionata alle loro capacità!

  • silviaparodi ha detto:

    per quanto riguarda il pareggio di bilancio, attualmente è già implicitamente contenuto nella gestione del SII, grazie al sistema attuale delle tariffe (metodo normalizzato – principio del full recovery cost) che fa entrare in tariffa tutti i costi del servizio: operativi, investimenti, ammortamenti. Quindi, anche senza remunerazione del capitale, i costi sono tutti coperti dalle tariffe (anche se la posizione dei movimenti per l’acqua comunque prevede che la fiscalità generale supporti una parte dei costi, in quanto l’acqua diritto umano come la scuola, la sanità, ecc, ma se anche non fosse, il pareggio di bilancio resterebbe). Se poi l’azienda fa debiti, significa che l’azienda sta usando male i soldi o si lancia in settori che non c’entrano col servizio idrico. Un motivo in più per evitare di mischiare l’acqua ad altri settori come nella prospettata megautility, dove l’acqua va magari a pagare i debiti accumulati nel settore dei rifiuti o dell’energia o investimenti sbagliati.
    e poi se l’acqua è un bene comune che fa difeso, non lo dovrebbe essere anche l’energia? Una gestione territoriale e a piccola scala porterebbe incremento per le energie rinnovabili e incentiverebbe al risparmio energetico, mentre una megaazienda di livello internazionale in un sistema altamente competitivo avrebbe come scopo quello di vendere più possibile energia (quindi disincentivo al risparmio energetico) e lo farebbe con produzione a grossa scala (grandi centrali vs. produzione diffusa a piccola scala sostenibile)
    Per quanto riguarda il rientrare in possesso delle dighe e delle altre infrastrutture di rete (la metà circa sono in mano al comune che l eha date in concessione, l’altra metà in mano a soggetti di diritto privato), forse è l’ora di non avere paura di parlare di espropri per pubblica utilità, previsti dall’art. 43 della costituzione in modo molto chiaro. Si espropriano i terreni delle famiglie per fare opere infrastrutturali di dubbia utilità, perché non riprendere infrastrutture di indubbia utilità pubblica? In questi giorni la presidente dell’Argentina ha espropriato l’azienda del petrolio e se l’è ripresa. L’acqua non è importante almeno quanto il petrolio?

    • Andrea Podesta' ha detto:

      Concordo sulla prima parte, dedicata all’acqua. L’energia è un ambito un po’ diverso: sull’acqua la nostra società funziona su una risorsa locale, sull’energia da quasi cent’anni lo fa in minima parte, per il resto importa. Che parliamo di elettricità (o di combustibile per produrla), di gas o di prodotti petroliferi. L’acqua ha sempre avuto una scala locale, l’energia nazionale.
      Sugli espropri, l’Argentina è uno stato sovrano, Genova è un comune e sottostà alle leggi nazionali (che poi l’Italia abbia rinunciato ad essere stato sovrano… è un altro discorso). In Italia, l’esproprio è disciplinato, se espropri un bene lo paghi profumatamente, quindi devi avere i soldi per farlo.

      • kr1zz ha detto:

        Questa dell’esproprio è una questione interessante ed estremamente delicata. Ugo Mattei faceva notare che in Italia privatizzare un bene pubblico è relativamente semplice, mentre ripubblicizzarlo è difficilissimo, perché misure come l’esproprio sono applicabili solo a condizioni molto difficili. Dovrebbero tenerlo a mente i candidati 😛

      • kr1zz ha detto:

        La localizzazione della produzione di energia è certamente diversa da quella dell’acqua. L’importanza come servizio? Possiamo discutere se si tratti di un diritto o di una merce. Forse l’energia elettrica non è un diritto primario come l’acqua, ma l’energia in senso lato sì (al freddo si muore). Ci va bene allora che anche per l’energia viga il principio del full recovery cost?

        • Andrea Podesta' ha detto:

          E il cibo, o la casa? Sono tutti diritti non pienamente garantiti che costano di più, alle famiglie, rispetto alle bollette di acqua, luce e gas. Credo che sia più utile porsi il problema di come garantire un reddito di cittadinanza o forme diverse di sussidio per i meno abbienti. Spostare il costo reale dei servizi su altri capitoli della fiscalità genera distorsioni e sprechi. Dove l’energia costa meno, investire nell’efficienza rende meno e nessuno lo fa (vedi i consumi delle auto o delle case americane, ma anche russe, rispetto a quelle europee), al contempo il sussidio (o minore ingresso fiscale) sull’energia pesa su altri capitoli delle entrate dei bilanci pubblici pesando sui cittadini (riducendone la capacità di acquisto) e le aziende, riducendone la competitività.

  • Paolo Fasce ha detto:

    Ho provveduto a stampare e firmare il documento. Ora lo scandisco e lo invio all’email che ho individuato nella pagia dei contatti. Se la procedura fosse diversa, prego indicarla esplicitamente nella pagina qui sopra. E’ possibile mettere un link/logo sulle mie pagine elettorali? Grazie.

  • Cristiano Panzera ha detto:

    Sottoscrivo volentieri.
    L’acqua è e deve rimanere un Bene Comune.

  • salvatore fraccavento ha detto:

    aderisco all’iniziativa del comitato ACQUA PUBBLICA GENOVA
    in quanto ritengo l’acqua bene comune e per tanto non devono esserci profitti speculazioni di nessun genere

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