ACQUA PUBBLICA GENOVA

Repubblica

Referendum, a rischio anche quello sull´acqua
Romani: “Meglio un approfondimento legislativo”. Rivolta dell´opposizione
ANTONIO CIANCIULLO

ROMA – Dopo il nucleare l´acqua. Il governo apre alla possibilità di un
secondo intervento legislativo ad hoc, per bloccare sul filo del traguardo
anche il referendum sulla privatizzazione delle risorse idriche. Lo ha
detto chiaramente il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani a
Radio Anch´io: «Su questo tema, di grande rilevanza, sarebbe meglio fare
un approfondimento legislativo». Sulla stessa lunghezza d´onda si era già
espresso il sottosegretario Stefano Saglia.
La sortita di Romani è servita a raccogliere le sollecitazioni venute da
Roberto Bazzano, presidente di Federutility, la federazione che riunisce i
gestori degli acquedotti («Chiediamoci seriamente se non sia il caso di
evitare un referendum che ha sempre più un taglio puramente ideologico»).
Ma ha suscitato le proteste del Comitato referendario e dell´opposizione.
«E´ un colpo di mano, si vuole togliere la voce ai cittadini:
evidentemente c´è chi ritiene che le consultazioni popolari sui temi
concreti facciano saltare le decisioni prese da pochi nell´interesse di
pochi», accusa il presidente del Wwf, Stefano Leoni.
Per i comitati che hanno raccolto un milione e 400 mila firme a sostegno
del referendum si tratta di uno scippo. «Prima hanno buttato dalla
finestra 350 milioni di euro pur di evitare l´accorpamento con le
amministrative», ricorda Luca Martinelli, del Comitato promotore
referendario. «Adesso provano a togliere di mezzo altri due quesiti, in
modo da lasciare solo quello sul legittimo impedimento, su cui non sembra
che il Parlamento intenda modificare il quadro legislativo».
Secondo i promotori del referendum sull´acqua, l´abrogazione di una parte
della legge Ronchi non basterebbe però a bloccare entrambi i quesiti
perché uno dei due fa riferimento a un quadro di privatizzazione che ha
cominciato a delinearsi con la legge Galli del 1994.
«E´ in atto un secondo tentativo di truffa», accusa il leader dei Verdi
Angelo Bonelli. «Sul nucleare il governo ha già cancellato le norme su cui
poggiano i quesiti referendari dicendo esplicitamente che valuterà se
reinserirle in un secondo tempo con modifiche trascurabili. Significa
prendere in giro gli italiani e violare la Costituzione che assegna ai
cittadini la possibilità di esprimersi direttamente attraverso i
referendum».
«E´ l´ennesimo tentativo di scardinare le basi della nostra democrazia, ma
la parola ora passerà alla Corte di Cassazione», aggiunge Valerio
Calzolaio, coordinatore del Forum Sel sui beni comuni. «E va ricordato che
abbiamo un sistema legislativo che offre una serie di paletti a protezione
del voto popolare. Una volta avviato il processo referendario
un´abrogazione delle norme, o attraverso le urne o attraverso un
preventivo intervento normativo, ha effetti giuridici abrogativi che
durano cinque anni».

Una privatizzazione da oltre 64 miliardi rincari e interessi nel business
dell´oro blu
Il dossier
Negli ultimi otto anni le bollette per gli italiani sono già salite del 65%
FRANCESCO MIMMO

ROMA – Sull´acqua c´è una partita miliardaria che con la promessa di
servizi più efficienti apre la strada a grandi business. La corsa alla
spartizione della torta dell´oro blu è già partita, l´unico ostacolo è il
referendum. Il voto del 12-13 giugno è il “fermo” nel meccanismo che dopo
la riforma del 2008 viaggia in discesa verso la privatizzazione dei
servizi idrici. Si vota per abrogare la legge che affida alle imprese
private la gestione delle risorse idriche, entro la fine dell´anno. Vuol
dire il mercato delle bollette, già aumentato del 65% negli ultimi otto
anni, e la gestione degli investimenti per ristrutturare la rete degli
acquedotti stimata in 64 miliardi (in 30 anni) che saranno in parte
finanziati dallo Stato e in parte ancora dalle bollette, destinate quindi
a crescere ancora. Un mercato già ricco, visto che ogni italiano spende in
media 301 euro all´anno per l´acqua (erano 182 nel 2002), e che lo sarà
sempre di più.
L´Italia è piena d´acqua. La pioggia “regala” tremila metri cubi di acqua
pro capite all´anno, 157 miliardi in totale. Non tutta può essere
immagazzinata, naturalmente. Ma il fatto che di tutta quell´acqua alla
fine ai rubinetti ne arrivino solo 136 metri cubi a testa indica la natura
e le dimensioni del problema. È la rete idrica, infatti, la malattia del
sistema. Gli acquedotti italiani sono dei veri e propri colabrodi che,
secondo dati Censis di fine 2010, perdono per strada 47 litri ogni cento
trasportati con un forte danno economico. I picchi di spreco sono
altissimi: a Bari per esempio, bisogna mettere in rete 206 litri di acqua
per farne uscire 100 dai rubinetti, a Palermo 188. Ci sono anche esempi di
virtù, come Milano dove si perdono solo 11 litri ogni cento. Ma siamo nel
complesso ben distanti dagli altri paesi europei. In Germania si perdono
sette litri ogni cento (e viene considerato uno scandalo, sottolinea il
Censis), 13 in media in Europa.
Dunque una riforma della rete è indispensabile. Un primo tentativo c´è
stato nel ‘96 con la legge Galli che ha tolto la gestione ai Comuni e l´ha
affidata ai 92 Ato (Ambiti territoriali ottimali) che dovevano programmare
gli interventi per migliorare la rete e poi riaffidare il servizio. Con
gli Ato sono arrivate anche tariffe rigide: aumento massimo del 5% annuo
delle bollette e un 7% di rendimento garantito al gestore. Ma la riforma
non è mai arrivata in porto. Nella stragrande maggioranza dei casi la
gestione della rete è tornata in mano ad enti pubblici e solo metà degli
investimenti previsti è andata a buon fine, anche perché lo Stato dal ‘96
ha tagliato da 2.000 a 700 milioni gli stanziamenti per acquedotti, fogne
e depuratori.
Nel 2008 è arrivata la riforma pro-privati che il referendum vuole
abrogare. Il boccone più grande sono quei 64 miliardi di interventi
necessari per la ristrutturazione che solo per il 14%, stima il Censis,
arriveranno da fondi pubblici. Il resto sarà pescato dalle bollette, con
un aumento nei prossimi dieci anni che le stesse aziende del settore
idrico, attraverso il centro studi Utilitatis, stimano in un +18%.


Carlo
Forum Per La Sinistra Europea – Genova
http://versose.altervista.org/

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