ACQUA PUBBLICA GENOVA

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“Ci vuole del tempo per tradurre in vecchio Entese anche le cose più semplici”, diceva il vecchio Barbalbero in una celebre scena del Signore degli Anelli, scena in cui una lunghissima assemblea impiegò un tempo enorme per prendere atto di un dato di fatto scontato.

E in effetti per tradurre in Entese, cioè nella lingua degli amministratori dei nostri Enti locali, che “l’esito referendario del giugno 2011 è atto normativo di efficacia diretta al quale sono tenuti a dare applicazione anche tutti gli organi dell’amministrazione” e che “l’attuazione delle norme di legge [tra cui il referendum abrogativo] non è un potere esercitabile in via, per così dire, facoltativa ma un dovere in senso stretto del termine” sono passati più di due anni di appelli inascoltati, un parere positivo del Consiglio di Stato e la recente sentenza della giudice di pace di Chiavari nella causa di Elisabetta.
Due anni in cui ai cittadini è venuta la barba più lunga di Barbalbero, senza che ne siano ancora venuti a capo.

Il 19 settembre ci sarà però un’assemblea di Enti (locali)-a-consulta, cioè dei sindaci della nostra provincia, che deciderà il da farsi. Quest’assemblea, che ci auspichiamo NON sia segreta (cioè non tempestivamente comunicata sul sito http://www.ato.genova.it/index.asp e non aperta alla partecipazione dei cittadini) come la stragrande maggioranza delle scorse assemblee sul tema, deciderà se accogliere le richieste dei cittadini o fare ancora finta di nulla o -ancora peggio- tentare di chiudere la questione con un contentino irrisorio che non corrisponde nemmeno lontanamente al 22% di restituzione calcolato dai Comitati Acqua Bene Comune e pienamente ricosciuto dalla giudice. L’ennesima presa in giro, magari con tanto di nuova motivazione pseudogiuridica, un’applicazione della “taruffa” che ripristina con il nome di “oneri finanziari” e “rischio di mercato” la “remunerazione del capitale” abrogata dal referendum per la quale i sindaci della nostra provincia hanno preventivato di spendere (pag.5 e 6 dell’Allegato_3 alla decisione del 29 aprile 2013) ben 100.000 di soldi nostri per consulenze legali e peritali (oltre al danno la beffa).

Per questo i Comitati Acqua Bene Comune di Genova e del Tigullio pretendono oggi l’immediata restituzione dell’intera quota della remunerazione (22% più interessi), senza detrazione alcuna a favore del gestore, e a pena delle meglio viste azioni legali (ivi incluse eventuali responsabilità penali), chiedono ufficialmente ai sindaci:

 

1) di votare una mozione che garantisca il rimborso pieno della quota di remunerazione e che sanzioni il gestore che non riconosca tale rimborso integrale.

2) di aprire ai cittadini e allo streaming dei giornalisti la conferenza dei sindaci della provincia che deciderà se garantire finalmente il rimborso totale, fare ancora finta di nulla o di chiudere la questione con un contentino irrisorio (ennesima presa in giro).

SINDACI (E GESTORI), FUORI I SOLDI !!!!!!

 

Assemblea pubblica dei Comitati Acqua Bene Comune Genova e Tigullio:

Mercoledì 11 settembre dalle ore 18.30, presso la sala stampa del Gran Caffé di Rapallo, Lungomare Vittorio Veneto 32

Saranno illustrate la mozione  e le prossime azioni dei Comitati Acqua per il rispetto del referendum.

 

 

 

 

 

 

 

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