ACQUA PUBBLICA GENOVA

La proposta di legge sul servizio idrico targata PD, ampiamente criticata dai Movimenti per l’acqua, prevede tra le altre cose la “remunerazione dell’attività industriale”. Questa frase, che ricorda moltissimo la “remunerazione del capitale investito” abrogata col referendum, come tale era stata interpretata da molti di noi, paventando il ritorno in tariffa del profitto garantito abolito con l’esito referendario (esito peraltro non ancora applicato). Ma la realtà è ancora peggiore.

La nostra Silvia, “mettendo alle strette” la responsabile delle politiche ambientali del PD Stella Bianchi durante un dibattito oggi 6 settembre alla festa genovese del PD, ha fatto infatti venire a galla la verità.

“Remunerazione dell’attività industriale”, ci ha spiegato la responsabile Stella Bianchi, è niente altro che il pagamento degli interessi bancari con la tariffa del servizio idrico, come del resto auspicato anche in una recente intervista sul Secolo XIX dal vicepresidente di Federutility D’Ascenzi, il quale ha addirittura affermato che la corte costituzionale avrebbe previsto l’interesse bancario in bolletta sancendo che tutti i costi di gestione devono essere coperti.

Dopo la manovra economica del governo (che reimpone la privatizzazione dei servizi pubblici locali) ecco l’altro grande attacco al voto referendario che si va prospettando nel prossimo futuro.

Facciamo allora il punto su come è veramente la questione dell’interesse bancario in bolletta. I suddetti costi di gestione sono definiti chiaramente da due direttive europee e dal decreto del ministero del lavori pubblici dell’1/8/96 e non comprendono l’interesse bancario (e come potrebbero visto che non è un costo di gestione?), né lo comprende la parte di tariffa relativa all’ammortamento degli investimenti, che è strutturata in modo che venga recuperata esattamente la stessa somma investita (senza interessi o profitti). D’altra parte la corte costituzionale ha sancito che non è ammesso alcun profitto sulla gestione del servizio idrico, quindi nemmeno il profitto delle banche deve essere scaricato in bolletta. Essendo la tariffa un corrispettivo, ogni sua voce deve avere una data e giustificata corrispondenza e in questo meccanismo non vi è attualmente posto per l’interesse bancario, interesse che prima del referendum era nella pratica accomodato nella quota di “remunerazione del capitale”, come lamentato dall’AD di Hera Chiarini in un momento di pianto post-referendario in cui minacciava di ritirare gli investimenti perché non più in grado di ripagare le banche.

Lo scenario che si fa prefigurando, quello che auspicano gli autori della legge PD e i loro soci amministratori delegati, è quello in cui il gestore privato chiederà l’intervento dei fondi bancari per ogni cosa, anche laddove non necessario, a spese nostre (cioè scaricate in bolletta) e con interessi gonfiati: in questo modo la differenza  tra l’interesse realmente percepito della banca e quello pagato dall’utente in bolletta sarà tutto guadagno per il gestore privato (questo meccanismo potrebbe anche essere favorito dai vari accordi già esistenti tra banche e gestori privati). Un altro possibile scenario è quello del gestore privato che chiede soldi al fondo finanziario A il quale a sua volta chiede un prestito a B che a sua volta lo chiede alla banca C, con gli interessi di A, B e C scaricati tutti in bolletta e senza limite alcuno (altro che 7%).

Ebbene, noi mandiamo a dire a questi signori che se non hanno i soldi di tasca loro per gestire i nostri acquedotti (nonostante i loro immensi profitti) se ne ritornino a casa. Diciamo loro che il modello di finanziamento dei Movimenti per l’Acqua non prevede il ricorso alle banche o ai fondi di investimento privati: questo è il nostro modello di finanziamento pubblico, se loro ne hanno un altro che se ne assumano i costi. Diciamo altresì che come abbiamo vinto una battaglia referendaria sull’eliminazione del profitto siamo pronti a intraprenderne e vincerne un’altra sull’interesse bancario, che deve restare per legge fuori dalle bollette.

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