ACQUA PUBBLICA GENOVA

 

Intervento alla Conferenza dei Sindaci dell’ATO genovese – 5 luglio 2013

Gentili Amministratori, grazie per la cortese disponibilità al confronto.

Abbiamo chiesto di poter intervenire perché, come certamente saprete, in movimento per l’acqua è molto critico verso la nuova tariffa predisposta da AEEG. Un novo metodo, in forza del quale voi, stamane, siete chiamati ad adeguare il piano economico-finanziario dell’ATO.

Vi si chiede di compiere un’azione sostanzialmente eversiva dell’ordinamento legale vigente, per questo vi chiediamo di fermarvi e di considerare attentamente le scelte che vi si chiede di ratificare.

Non solo il metodo AEEG, ma proprio il fatto di aver affidato questo compito a una autorità che regola i mercati di elettricità e gas, due mercati effettivamente concorrenziali, è negativo. In contrasto con gli esiti del referendum, si è accentuato l’aspetto “economico”, aziendalistico e privatistico del servizio idrico, e si è messo in ombra quello ambientale, pubblicistico. L’ambiente è un tipico interesse collettivo, che non può essere gestito privatisticamente.

Inoltre ricollegare l’acqua a elettricità e a gas significa riprodurre la composizione merceologica, o di business, delle multiutility, come Iren.

Questo in contrasto non solo con i referendum sull’acqua, ma anche con la legislazione europea e nazionale, cioè con la direttiva 2000/60/CE e con la legge 152/2006, codice dell’ambiente. In ambedue queste fonti di diritto la gestione del servizio idrico è considerata parte integrante delle politiche ambientali, di tutela del territorio. Anzi viene introdotto un concetto innovativo, non solo tutela, ma gestione e valorizzazione delle risorse sostenibili del territorio, che non esclude affatto l’iniziativa privata. Anzi la include e la richiede. Ma la colloca in un contesto di governo pubblico del territorio e la orienta alla sua manutenzione, mentre le multiultility perseguono l’utile come unico scopo, quindi una politica di esternalizzazione dei costi ambientali, ossia, in parole povere, li scaricano sulla collettività.

Questo mentre anche il metodo AEEG prevede, a norma di legge, l’inserimento in tariffa dei costi ambientali e del costo della risorsa. Ciò sarebbe giustificato se il gestore del servizio idrico svolgesse una funzione di tutela ambientale, ma così non è, perché la sua impellente pressione è rivolta al risultato economico aziendale, non a un bilancio sociale. Sicché ogni sforzo è rivolto a esternalizzare i costi ambientali.

Nel 2012 Iren denuncia, per il solo ramo idrico, una lieve flessione dei ricavi (-1,5%), un aumento del 10% del risultato operativo, ossia dell’utile prima delle imposte, e una diminuzione degli investimenti del 21,4%. Tutto questo a fronte dei soliti sostanziosi incrementi tariffari.

Queste considerazioni sul contesto servono a inquadrare le cosiderazioni nel merito del metodo AEEG, in palese contrasto con gli esiti del referendum.

Dovrebbe essere evidente a tutti che l’ostinata azione di quasi tutti i poteri esecutivi di questo paese per rovesciare l’esito del referendum costituisce un fattore della crisi economica, democratica e ambientale che stiamo attraversando.

Si colloca all’interno delle politiche tese a distruggere le istituzioni elettive più vicine ai cittadini, comuni e provicne, e a sostituirle con organismi privatistici, con i consigli di ammnistrazione. Non c’è solo lo strangolamento finanziario, c’è anche l’esautoramento e lo svuotamento della loro funzione, attraverso le privatizzazioni dei servizi essenziali, che traferiscono i processi decisionali fuori dal confronto democratico, nei consigli di amministrazione.

E’ un processo di feudalizzazione che mina alla base il concetto di “pubblico” e lo sostituisce con una concezione patrimoniale e proprietaria dello Stato e del potere pubblico.

Di qui la nostra opposizione alla privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni come l’acqua.

Per questo vi chiediamo di non approvare la modifica del piano economico finanziario per adeguarlo al metodo AEEG.

Prendiamo atto che avete approvato, lo scorso 29 aprile, un calcolo tariffario che prevede uguale a zero il Fondo nuovi investimenti, e che avete destinato 800.000 € al cd fondo sociale, due fatti positivi.

Tuttavia l’informazione verso l’esterno è carente.

Le Conferenze dei Sindaci sono semipubbliche, i bilanci delle società di gestione non sono presenti sui siti, a oggi ancora non sono disponibili i bilanci 2012, nememno a pagamento, sebbene ci debbano già essere, altrimenti come poteva Iren fare il suo bilancio consolidato?

Nel documento ci sono solo grandi aggregati, ma non si precisa cosa c’è dentro a voci come capex (ossia distinguendo oneri finanziari da rate restituzione prestiti, da oneri fiscali ecc.)

Anche la voce “Costi operativi altri” andrebbe dettagliata, e così via.

Perciò ieri l’altro abbiamo inviato a tutti voi una lettera, in cui ricordavamo che:

due anni fa (18/10/2011), in questa stessa assemblea di sindaci, i comitati Acqua Bene Comune della provincia di Genova lanciavano un appello per il rispetto del voto referendario sull’acqua pubblica, un appello eluso con argomentazioni pseudogiuridiche quali la presunta ultrattività della remunerazione del capitale nel Metodo Normalizzato in base all’art.170 DLgs 152/2006, la necessità di attendere i provvedimenti dell’AEEG e la lamentata assenza di altri precedenti in Italia, in nome di un ricercato “comportamento omogeneo in ambito nazionale” auspicato anche dal presidente Baggiani (vedi anche comunicazione 35170 del 2 agosto 2011). Oggi, a distanza di due anni, queste argomentazioni pseudogiuridiche sono state tutte smentite dai fatti.

Con parere 267 del 25/01/2013 il Consiglio di Stato ha infatti chiarito che “l’applicazione fatta del decreto 1° agosto 1996 a far data dal giorno (21 luglio 2011) in cui il referendum del 12 e 13 giugno del 2011 ha prodotto effetti non sia stata coerente con il quadro normativo risultante dalla consultazione referendaria.e che “gli effetti propri del referendum del 2011 non possono non essersi estesi al D.M. 1° agosto 1996 (cui il richiamato art. 170 rinvia), nella parte in cui lo stesso richiamava ed applicava il criterio della “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Il TAR Toscana (sentenza 436/2013) ha altresì confermato che “il criterio della remunerazione del capitale di cui al D.M. 1.8.1996, essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente travolto dalla volontà popolare abrogatrice”.

Dopo due anni di lotta e di appelli inascoltati, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas con la delibera 585/2012/R/idr ha aggirato il risultato referendario con un nuovo ed illegittimo metodo tariffario retroattivo che contempla, tra l’altro, oneri finanziari forfettari e una premialità del profitto con il nuovo nome di “rischio di mercato”, il nuovo nome assegnato alla remunerazione del capitale, ma anche lo scaricamento in tariffa dei costi di funzionamento dell’AEEG contrariamente a quanto prevede la legge (481/1995 art. 38) che vorrebbe tale quota versata “dai soggetti esercenti il servizio stesso” (e non a carico degli utenti!) o l’ammortamento in tariffa dei cespiti già pagati con fondi pubblici. Le ripetute violazioni di referendum, principio di corrispettività e irretroattività dell’azione amministrativa hanno indotto il Forum nazionale dei Movimenti per l’Acqua, insieme ad altre associazioni dei consumatori, a presentare ricorso presso il TAR Lombardia.

Ma associazioni e comitati per l’acqua non sono gli unici ad essere insorti contro questa delibera, come testimoniano le dichiarazioni (Sole 24h del 10/12/2012) dello stesso presidente dell’ANEA, il quale afferma che l’AEEG “ha mantenuto la remunerazione sul capitale investito. Una remunerazione che prende il nome di oneri finanziari e oneri fiscali, ancorata ai valori del mercato finanziario. Probabilmente i sostenitori del referendum e qualche associazione dei consumatori impugneranno il provvedimento per contrasto con gli esiti referendari”. Dal momento che il presidente Baggiani è stato chiamato personalmente in causa alla conferenza 18 ottobre 2011 per tentare di giustificare il mancato rispetto del referendum, perché non tener conto del suo parere esposto sopra anche questa volta? E soprattutto perché non tenere conto, a distanza di quasi due anni, del parere dei 27.000.000 di italiani che hanno votato per l’eliminazione del profitto dalla gestione del servizio idrico?

Questa volta le prese di posizione di altre assemblee di sindaci contro la delibera AEEG ci sono eccome:

ATO 4 valdarno (Arezzo), 16 aprile 2013

Consiglio Locale ATERSIR Reggo Emilia, 16 aprile 2013

Consiglio Locale ATERSIR Piacenza e Provincia, 16 aprile 2013

ATO 3 Mediovaldarno (Firenze, Pistoia, Prato), 10 maggio 2013

Pescara, 26 luglio 2013

Verbania-Cusio-Ossola, 14 maggio 2013

e per finire un documento del Consiglio Comunale di Genova del 7 maggio 2013 che impegna il Sindaco e la Giunta a “perseguire il principio di interdizione al profitto sui sistemi idrici e a sostenerlo in sede di conferenza dei sindaci chiedendo l’eliminazione dai piani tariffari delle voci di remunerazione dei capitali investiti comunque essi vengano espressi”.

Vi chiediamo pertanto:

di non dare applicazione né ora né mai alla delibera 585/2012/R/idr dell’Autorità dell’Energia Elettrica e il Gas (e dei suoi provvedimenti conseguenti) in quanto manifestamente illegittima e di non procedere ad una rimodulazione (non necessaria) del piano d’ambito che porterebbe ad ulteriori rincari della bolletta, anche in considerazione di tutti i “regali” pregressi già fatti al gestore, quali il coefficiente di efficientamento dei costi di gestione fissato allo 0.5%, in violazione del DM 1/8/96 come segnalato dallo stesso CONVIRI (delibera 41, 8 settembre 2010). Vi chiediamo dunque, per coerenza e per rispetto verso il popolo italiano, di dimostrare verso la delibera 585/2012/R/idr almeno la stessa inerzia da voi dimostrata finora nell’applicazione del referendum.

Chiediamo a questa assemblea di non avere paura, perché paura non ha avuto una nostra concitadina, Elisabetta, a sfidare da sola gli avvocati di Idrotigullio, rischiando il taglio della fornitura idrica per soli 8 euro di presunto debito: gli avvocati dei gestori sono battibili, e l’esperienza lo ha dimostrato più volte in Italia, perché allora continuare ad avere più paura degli azionisti privati dei gestori che dei propri elettori? E perché non godere invece dell’appoggio -elettorale e mediatico- dei propri concittadini promuovendo azioni concrete a favore dell’acqua pubblica?

Comitato Acqua Bene Comune – Genova

Forum italiano dei movimenti per l’acqua

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