ACQUA PUBBLICA GENOVA

Ricevuto da Pino Cosentino:

Il 58% degli elettori della provincia di Genova ha detto no alla privatizzazione dell’acqua e al profitto del 7% garantito al gestore del SII.

 

Tre considerazioni

La prima considerazione da fare, a mio avviso, riguarda la trasversalità di questo pronunciamento. E’ evidente che a questo risultato hanno contribuito elettori di centrodestra, centrosinistra, centro, ali estreme e astensionisti più o meno cronici.

La seconda considerazione riguarda il significato da attribuire a questo voto.

Non credo che la maggioranza assoluta degli elettori abbia inteso esprimere un’avversione a qualunque privatizzazione. Abbiamo verificato nella campagna di raccolta delle firme che è stata l’associazione di due termini, “privatizzazione” e “acqua”, a colpire i passanti e a farli fermare ai banchetti.

Questo cosa significa? A mio avviso si può interpretare che il servizio idrico è considerato, magari confusamente, un bene comune che non può e non deve essere consegnato a privati. Ma ciò implica  anche che la privatizzazione non è più considerata, come alcuni anni fa, un fatto comunque positivo, un fatto di progresso, di modernità. Si comincia a distinguere, si cominciano ad avere dubbi e ripensamenti. Sarebbe sbagliato, a mio parere, pensare che si sia ormai consolidato, nella maggioranza dell’opinone pubblica, un orientamento negativo verso le privatizzazioni, verso ogni tipo di privatizzazione. Ma certamente si è aperta una breccia molto larga.

La terza considerazione riguarda invece i mezzi di comunicazione. Le i tv e in larga misura anche i giornali ci hanno ignorato. Come è stato possibile un trionfo di tali dimensioni? Internet e contatti personali, non vedo altra risposta. Certo qualcosa è passato anche attraverso telegiornali, talk shaw e giornali cartacei. Ma senza internet, senza i banchetti, le manifestazioni per strada, i volantinaggi, il passaparola, la mobilitazione larghissima e in parte spontaneo della società civile un risultato così non sarebbe mai stato ottenuto.

 

Conseguenze

La domanda fondamentale a cui, come Comitato genovese acqua pubblica, dobbiamo rispondere è: vogliamo continuare il dialogo con il 58% di cittadini che ha votato sì ai nostri 2 quesiti, oppure vogliamo esprimere le nostre idee personali, e chi ci sta ci sta?

Vogliamo allargare la breccia, o vogliamo abbandonare a sé stessi quel 30%, 40%, 50%? o altro (non sono in grado di quantificare) che ha cominciato una riflessione critica? Guardate quanti voti prendono i partiti (da Sel a Sinistra Critica) che sono contrari alle privatizzazioni: arriviamo al 15%? Noi abbiamo portato al voto almeno un 45% di elettori che normalmente votano partiti favorevoli per principio alle privatizzazioni, anzi, che le hanno fatte!

Sull’acqua dobbiamo esprimere la massima radicalità: gli elettori ci vengono dietro (o ci precedono), è dimostrato.

Su rifiuti e trasporto pubblico locale abbiamo avuto comunque un mandato, perché il primo quesito riguardava anche quelli. Ma non illudiamoci. Credo sia facile arguire che gli elettori hanno votato essenzialmente per l’acqua. Perciò avanti, ma con cautela. Avanti, ma senza dare per scontato il consenso.

Credo che invece possiamo/dobbiamo difendere apertamente e con la massima energia beni comuni sociali che sono generalmente considerati tali per consenso quasi unanime, in primis scuola e sanità. Anzi in questo caso metterli in parallelo con l’acqua va tutto a nostro vantaggio.

 

Sulle altre questioni, dalla TAV in Val di Susa alla Gronda genovese, dobbiamo a mio avviso discutere, diffondere informazioni, contrastare la disinformazione che viene dai mass media e dai partiti, ma non dobbiamo come Comitato identificarci con quelle lotte.

 

Indebolire la lotta per l’acqua non renderebbe un buon servizio a nessun settore del movimento per i beni comuni. Sarebbe solo dannoso al nostro movimento. Sarebbe molto utile se sorgessero, invece, comitati di sostegno (es. un comitato NO TAV genovese, un comitato antigronda nel centro della città ecc.).

 

L’ultima considerazione ci spinge a continuare sulla strada intrapresa.

Bisogna rafforzare il nostro sito, dedicarci maggior cura. Razionalizzare la mailing list, migliorare la newsletter, continuare a usare facebook. Cercare siti amici dove mettere il link con il nostro (e viceversa).

Continuare l’attività di sensibilizzazione nelle strade, all’aperto e al chiuso. Produrre e diffondere vari materiali, dal volantino all’opuscolo, alla locandina, all’adesivo, alla maglietta (aggiornando le scritte).

Lanciamo  anche campagne collaterali. Ad es. per mettere una fontanella in un giardino pubblico, in una zona della città.

Il 58% che ci ha votati si aspetta dei risultati. O quantomeno che noi si faccia tutto il possibile per ottenerli. E che facciamo tutto il possibile per farlo sapere.

 

In estrema sintesi:

non se ne può più di questo maledetto schifoso regime politico affaristico!

questo manda a dire il 58% dei cittadini di Genova e provincia!

 

Rovesciare questo regime è tutt’altro che semplice. Occorre la massima intelligenza da parte di tutti noi, non bastano proclami e buona volontà. Dobbiamo essere più intelligenti e più furbi di chi ha fatto della furbizia e della manipolazione un sistema di vita.

 

I fatti però dimostrano che possiamo farcela. Avanti così!

 

 

 

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